mercoledì 17 gennaio 2018

TERZA EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE: A TORINO DAL 22 AL 24 FEBBRAIO 2018

Il mondo della comunicazione alimentare si dà nuovamente appuntamento a Torino per la terza edizione del Festival del Giornalismo Alimentare. Dal 22 al 24 Febbraio 2018, nella moderna cornice del Centro Congressi “Torino Incontra” (Via Nino Costa 8, Torino), giornalisti e uffici stampa, blogger e influencer, aziende, enti e istituzioni, alimentaristi e scienziati si ritroveranno per un confronto sulla qualità dell’informazione alimentare e sulla responsabilità sociale di coloro che hanno il delicato compito di comunicare il cibo.

Il Festival, che nell’edizione 2017 ha contato oltre 1.000 presenze, tra giornalisti, blogger e comunicatori, manterrà il format ormai collaudato: due giornate di convegni, seminari e momenti di formazione (giovedì e venerdì), e due serate dedicate agli eventi off, mentre il sabato sarà interamente dedicato alle esperienze dirette da far vivere a giornalisti e blogger attraverso press tour a Torino e in Piemonte.

La redazione del blog "Cibo al microscopio" ha partecipato all'edizione 2017, con alcuni articoli che hanno avuto particolare successo fra i lettori. In particolare:
- Il bambino vegano è un bambino sano?
- La cucina vegetale-integrale di Antonio Chiodi Latini
- Le paure alimentari
- "Cibo al microscopio" intervista Antonio Chiodi Latini sul new food
- Ritirato dagli scaffali: come circolano le informazioni sugli allarmi alimentari?

Per maggiori informazioni, per l’iscrizione ai panel di lavoro e per gli accrediti stampa si rimanda al sito del Festival, completamente rinnovato nella veste grafica e costantemente aggiornato nei contenuti (www.festivalgiornalismoalimentare.it).

Riprendono anche le iscrizioni alla “Rete del Festival”, la community dedicata ai giornalisti, ai blogger e ai comunicatori interessati a promuovere il proprio lavoro e a partecipare attivamente alla costruzione del Festival. L’obiettivo della Rete – che attualmente conta già più di 300 iscritti - è di costituire una piazza “virtuale” dove i professionisti possano fare network e confrontarsi al tempo stesso. Per iscriversi alla Rete è sufficiente andare sull’apposita sezione del sito dove gli iscritti potranno scaricare un marchio di qualità da utilizzare per la loro comunicazione.

Ufficio stampa Festival del Giornalismo Alimentare
Stefano Bosco Tel. 338 9321089 | Silvia Fissore Tel. 347 4449540
stefano.bosco@spazi-inclusi.it   |fissore.silvia@gmail.com
stampa@festivalgiornalismoalimentare.it

sabato 6 gennaio 2018

LA SCIENZA E' METODO, NON DEMOCRAZIA. ANCHE QUANDO SI SCRIVE DI CIBO

In questo momento state leggendo un articolo su "Cibo al microscopio", ovvero un blog che si occupa di scienza e cultura del cibo. Ma quanti blog sul cibo esistono? E quanti siti... e quante discussioni sui social network? Per non parlare poi di tutti i programmi televisivi sul cibo e delle riviste cartacee.

In poche parole, siamo sommersi dal cibo narrato, ma non sempre facciamo attenzione alla qualità di ciò che leggiamo. Talvolta prendiamo per vere cose completamente false, e poi le diffondiamo pure tramite i social network. Cibo, alimentazione e salute, e con la salute non si scherza.

Il web è immenso: vi si può pubblicare qualunque cosa e non esiste controllo. Quanto più una notizia è emotiva e clamorosa, tanto più attrae lettori e potrebbe facilmente essere una notizia falsa. Dopo la notizia falsa vi può essere una smentita, ma spesso la smentita non arriva perché è come minimo imbarazzante "smentire un fatto che si è pubblicato magari con enfasi, cadendo nella trappola". E queste sono parole di Piero Angela che, in tanti anni di attività giornalistica, di smentite ne ricorda veramente poche.

Nel libro "Giornalismo pseudoscientifico - Disinformazione e sensazionalismo tra media e web" (Gruppo C1V edizioni) Piero Angela racconta di come una notizia falsa senza smentita non può che generare credenze in cose ancora più assurde: "se era vero quel fenomeno, perché non anche altri?". Quando Piero era giovane i giornalisti andavano sul posto a controllare e verificare le notizie; oggi i costi sono alti, si fa tutto da computer e quindi si cade ancora più facilmente in trappole più o meno sofisticate.

Nel libro citato, la seconda parte è stata scritta da Marco Cappadonia Mastrolorenzi, che ha voluto ribadire innanzitutto che la scienza non può essere democratica. La par condicio non può essere attuata - magari in un talk show televisivo - con la scienza. Non possiamo far parlare uno scienziato di un argomento insieme ad un tizio che di quell'argomento non sa nulla. La scienza esige la prova, l'esperimento, il controllo, la verifica da parte di altri scienziati che devono ripetere l'esperimento ed ottenere gli stessi risultati. "La scienza - ed è bene ribadirlo con forza - non può avere un confronto tra opposti e questo perché essa si basa su osservazioni e dati sperimentali, e la stessa comunicazione tra addetti ai lavori avviene dentro un iter dettato da regole precise: un percorso specifico il cui modello eseguito si è rivelato nel tempo il migliore possibile" afferma M. C. Mastrolorenzi. Ciò non significa che uno studio scientifico non possa essere messo in discussione: ciò può succedere, ma va fatto "seguendo lo stesso metodo utilizzato per produrre quel risultato scientifico che si ritiene errato".

La terza parte del libro "Giornalismo pseudoscientifico" è stata scritta da Cristina Da Rold, che ci avverte di un fatto molto importante: la scienza e lo scientismo sono cose diverse. I detrattori del metodo scientifico accusano gli scienziati di essere scientisti, ma questi ultimi sono coloro che credono che la scienza possa risolvere tutti i problemi dell'uomo, anche quelli spirituali. No, la scienza non aspira a questo, ma il suo metodo è quello che ci ha dato tutto il progresso tecnologico di cui oggi disponiamo.

Come possiamo quindi valutare la veridicità di una notizia? Con la ragione, "quella che ci impone di fidarci solamente di ciò che è verificato". E se il soggetto che propone una nuova farina, una nuova dieta o una nuova cura non vuole mettersi nelle mani della scienza per effettuare una verifica, "allora è ragionevole che ci sia un motivo ben preciso di questa scelta. Cosa pensiamo di un imputato che in un film rifiuta di sottoporsi all'esame del DNA?".

Walter Caputo
Relatore al CNMP 2018


sabato 30 dicembre 2017

L'ALIMENTAZIONE NELLO SPAZIO: DAGLI ALBORI AI GIORNI NOSTRI


Agli uomini che viaggiano nello spazio sono richieste eccezionali qualità di resistenza fisica e mentale  per riuscire a portare a termine sfibranti missioni spaziali. Gli astronauti, se parliamo di viaggiatori spaziali statunitensi, o i cosmonauti, se parliamo di viaggiatori spaziali russi venivano sottoposti ad un numero impressionante di test fisici e psicologici.  Il loro superamento permise ad Alan Shepard di essere lanciato nello spazio pochi giorni dopo Yuri Gagarin agli inizi degli anni sessanta.
Un esempio era la resistenza al caldo, resa possibile da un rivestimento termico ablativo. Questo materiale serviva a proteggere dal calore generato dall'attrito durante il rientro nell'atmosfera terrestre, che poteva sviluppare temperature superiori ai 1000 gradi centigradi. O ancora, viaggiando a 16000 km orari, il corpo doveva essere in grado di sopportare una terrificante accelerazione pari a 38 volte la pressione della forza di gravità terrestre.
Superate le prove di resistenza fisica, si passava a quella psicologica. Non è infatti da tutti tollerare l'ansia di essere gli unici nello spazio, di doversela cavare quasi completamente da soli, di stare in uno spazio angusto, al caldo, dentro i prodotti di scarto del proprio corpo, con l'ossigeno contato e intanto rimanere lucidi e lavorare.
Inoltre, per sopravvivere occorrono equipaggiamenti speciali e speciali competenze per utilizzarli, come il cibo consumato nelle missioni spaziali e le tute degli astronauti.
Per esempio la capsula per la missione Mercury poteva ospitare un solo uomo e accogliere nella sua cabina pressurizzata scorte di acqua, cibo, e ossigeno per circa un giorno.

Ma che cibo era?

Inizialmente le missioni duravano poco, per cui all'astronauta veniva dato qualche tubetto, tipo quelli del concentrato di pomodoro, contenente carne e verdura in pasta. In più, visto che si doveva stare per poche ore, l'attenzione al sapore non era contemplata.

E quando le missioni sono diventate più lunghe?

A questo punto il gusto del cibo era una delle voci di cui tenere conto. Il cibo non doveva solo essere nutriente, ma anche saporito e inoltre doveva combattere gli eventi avversi che la permanenza nello spazio causava al corpo umano, come la decalcificazione delle ossa. L'acqua non era adatta, allora si preferì il succo di frutta. Nel 1969 il cibo liofilizzato diventava mangiabile solo dopo aver inserito nel sacchetto acqua calda.

Da sinistra a destra abbiamo: mirtilli rossi schiacciati,
formaggio e un sacchetto di vodka
Come sono i pasti attuali?

Oggi gli astronauti possono scegliere tra svariati menù, o anche chiedere di consumare i loro cibi preferiti. L'anno scorso sono anche riusciti a bere il caffè, mentre la pizza poneva sfide ancora troppo grandi. E' di alcuni giorni fa la notizia che la pizza è finalmente arrivata nello spazio! Qui sotto potete guardare il video, molto divertente....


Cosa succede dopo aver mangiato?

I prodotti di scarto da qualche parte devono finire. I contenitori vanno stoccati e i rifiuti corporei vanno evacuati, ma anche per questo gli astronauti avevano il loro kit per l'igiene personale, come si può vedere in foto (1: contenitore per feci; 2: pannolone; 3: rasoio meccanico; 4: contenitore per strumenti di igiene; 5: spazzolino; 6: crema per le mani).


E questo è solo un assaggio di ciò che è possibile vedere alla mostra 

NASA - A human adventure -> fino al 4 marzo 2018
Spazio Ventura XV - Via Privata Giovanni Ventura 15 - Milano
Orari e biglietti N.B.: Foto scattate da Luigina Pugno

Luigina Pugno
Science writer

giovedì 7 dicembre 2017

QUANDO UNA DIETA E' SANA? COME DISTINGUERE LE DIETE DALLE BUFALE

Sono oltre 30 mila i volumi, attualmente in commercio, che trattano di rimedi ritenuti “miracolosi” per diverse malattie, sulla base di una modifica della nostra dieta. Ma quanto c'è di davvero efficace in tutto questo? Come distinguere quindi una dieta efficace da una bufala? Ce ne parlerà Lucio Lucchin, Direttore UOC di Dietetica e Nutrizione Clinica Ospedale di Bolzano, docente all’Università di Padova e di Pavia, durante la prima giornata di CNMP 2018- dedicata alla formazione ECM - dove racconterà perché secondo lui oggi, mossi da un'insicurezza verso una società complessa che ci dà la percezione di crearci più problemi che soluzioni, siamo diventati non più quello che mangiamo ma quello che non mangiamo!

Sulla scia di questo passaggio, Marco Sani, medico legale, ginecologo, accademico di Storia delle Arti Sanitarie e Dell’Accademia Lancisiana, nella medesima giornata del 6 aprile, si focalizzerà sulla relazione fra dieta e integratori alimentari. “Le diete iperproteiche per esempio - spiega Sani - annullano la quantità di carboidrati, sono dannose per il fegato e i reni, creano un accumulo di tossine”.

Ma è proprio vero che - come si dice - “si stava meglio quando si stava peggio”? Pensiamo alla moda della “paleodieta”. È vero, come viene auspicato da molte parti, che dovremmo ritornare sui nostri passi e copiare le abitudini alimentari dei nostri antenati più o meno antichi? È vero come alcuni pensano, che malattie come cancro e infarto sono esclusivamente un prodotto del mondo moderno? Su questi aspetti interverrà Francesco Maria Galassi, medico, paleopatologo, storico della medicina e ricercatore, che spiegherà quanto sia importante riproporre la memoria storica reale, al di là dei miti, come nel suo ultimo libro “Un mondo senza vaccini? La vera storia”.

Ulteriori domande a cui CNMP 2018 risponderà in merito alla dialettica fra diete e bufale, riguardano la responsabilità del consumatore. Guglielmo Bonaccorsi, docente all'Università di Firenze, durante la seconda giornata dell’evento, il 7 aprile - aperta a tutti -, interverrà su “Cibo e cultura: privilegio di pochi? Diritto e dovere del buon consumo”. Il mondo attuale, così come viene governato a livello globale, è in grado di nutrire le generazioni future? Può farlo in maniera sostenibile e se sì, a quale prezzo?

Come per la prima edizione 2017, l'incontro è presieduto dal Prof. Giorgio Dobrilla e fanno parte del Comitato Scientifico anche Edoardo Altomare, Armando De Vincentiis e Silvano Fuso. La prima giornata del 6 aprile sarà dedicata alla formazione ECM, insieme al partner SIFoP Società di Formazione Permanente per la Medicina Specialistica, per tutte le discipline mediche, farmacisti, psicologi, biologi, infermieri, mentre medici specializzandi, dottorandi, laureandi e professionisti della salute iscritti riceveranno l'attestato di partecipazione. Le giornate del 7 e dell'8 aprile saranno aperte a tutti.

Ecco il programma del secondo Congresso nazionale di Medicina e Pseudoscienza (CNMP), che si terrà a Roma dal 6 all'8 aprile 2018. Tema di questa edizione, il delicato rapporto fra alimentazione e salute, tra scienza, falsi miti e bufale 2.0. Iscrizioni agevolate entro il 31 dicembre e fino a esaurimento posti sul sito www.cnmpconference.com

martedì 21 novembre 2017

ERBA SPONTANEA: DA INFESTANTE DEI CAMPI A COMPAGNA CULINARIA

"Elogio delle erbacce" in mezzo alla rucola
Potrebbe sembrare facile classificare una pianta, ma quando ci si imbatte in un'erba spontanea comincia il senso di smarrimento. Eh già, perché per classificare un'erba spontanea non bastano le categorie botaniche, intervengono anche quelle sociali e culturali. Tant'è che chi utilizza erba in cucina non si permetterebbe mai di definirla erbaccia, ma la nobiliterà col termine di erba spontanea.

Così la rucola e la cicoria smettono di essere infestanti dei prati che soffocano le altre piante invadendo il loro spazio vitale, per diventare un  saporito contorno. Lo stesso accade alla viola del pensiero, che da infestante dei campi di grano, diventa un grazioso fiore ornamentale di aiuole e balconi. Per non parlare dell'apprezzata pianta di goji, o della valeriana rossa. Si capisce subito, con questi pochi esempi, che è la categoria culturale a definire come classificare un'erba. Un'erba diventa quindi un'infestante non solo quando compare nel posto sbagliato, ma anche nel momento sbagliato.

Ma allora cosa sono le erbacce?
Le erbacce sono intruse selvatiche introdottesi in un prodotto della cultura umana. Sono come le mosche: vivono e si riproducono dove c'è vita umana. E come loro abitano le aree urbane disturbate: discariche, fabbriche, prati e campi abbandonati, crepe nei muri. E come loro hanno la straordinaria capacità di adattarsi a vivere nei luoghi peggiori, con i climi più avversi e stanno dove l'uomo non vuole che stiano: dove abita lui.

Appena l'uomo non è più onnipresente compaiono loro, a ricordarci che la selvaticità è sempre in agguato!

Richard Mabey nel suo libro Elogio delle erbacce, edito da Ponte alle Grazie ci svela il loro ruolo nella storia, nella letteratura (molto presenti in Shakespeare), nei campi, nell'economia, nella botanica e persino nella filmografia.
Mabey ce le fa diventare simpatiche e ci sorprende in ogni capitolo. Ok, vengono ritenute le responsabili dell'uso degli erbicidi e di ingenti spese di denaro per debellarle anche dai campi non coltivati, ma in realtà negli USA si usano più erbicidi per mantenere l'erba delle villette dei quartieri residenziali sempre alla giusta altezza, che nei campi del suo vasto territorio. Oppure, lo sapevate che negli anni venti del secolo scorso l'infestante più diffusa sul pianeta era il fico d'india?

Ci affanniamo tanto a cercare di debellarle ignorando che la maggior parte delle piante aliene ha vita breve, i posti liberi dove impiantarsi al di fuori dei campi coltivati sono pochi (a causa degli erbicidi i campi hanno tanto spazio libero attraente per le erbacce), i repentini cambi del clima le stroncano, per questo "le infestanti sono piante invasive che prosperano in un vuoto ecologico".

Poiché la guerra alle erbacce è impari e ci vedrà sempre perdenti (anche se le sconfiggessimo tutte, per farlo avremmo ucciso l'ambiente in cui viviamo) l'atteggiamento migliore è quello proposto dall'autore: "gli ecosistemi sono dinamici e si adattano ai cambiamenti climatici [...] del resto è necessario che lo siano per restare resilienti. Le piante invasive (autoctone o alloctone) non possono essere certo cancellate dalla faccia della terra a colpi di vanga o usando potenti erbicidi: la cosa migliore che possiamo fare e trovare il modo di includere nelle nostre vite e nei nostri ecosistemi le infestanti che già abbiamo, e di impedire l'arrivo di nuovi sgraditi ospiti".

Quello di Mabey è davvero un libro insolito, mai noioso, adatto ad allargare le nostre prospettive di pensiero e a guardare al "verde che ci circonda" con occhi nuovi.

Luigina Pugno
Cofondatrice del blog "Cibo al microscopio"
Relatrice al CNMP 2018: "Salute e alimentazione tra scienza, falsi miti e bufale 2.0"


martedì 14 novembre 2017

A SCUOLA DI AGRICOLTURA

Il centro polifunzionale di Viù, dove si è svolta la
conferenza "A scuola di agricoltura"
A Viù, l'11 novembre 2017, in occasione della XIX Fiera di San Martino, si è tenuta un'interessante conferenza multidisciplinare sul tema "A scuola di agricoltura". Fra i relatori ci sono stati rappresentanti delle istituzioni (come la sindaca di Viù), delle associazioni di categoria (Coldiretti), delle scuole (insegnanti e studenti dell'Istituto Dalmasso di Pianezza e dell'Istituto Albert) e delle imprese sociali ("Ouverture").

Innanzitutto si è posto come obiettivo quello di far lavorare sul loro territorio i giovani che escono dalle scuole di agraria. A tal proposito occorre trovare soluzioni al problema degli incendi, soprattutto in boschi dove si accumulano 1,5 metri di foglie secche, boschi privi di adeguato controllo. In generale, gli appezzamenti di terreno sono troppo piccoli: occorre riunirli per farli diventare "luoghi di lavoro" opportunamente protetti dal rischio incendi (il 90% dei quali sono dolosi). D'altronde, oggi viviamo quello che può essere definito il "Rinascimento dell'Agricoltura": non si tratta solo di coltivare, ma di difendere con iniziative che partono dal basso (con le scuole), ma la politica deve poi opportunamente seguire (dall'alto) questa direzione.

L'Istituto Dalmasso, tecnico-professionale agrario, ha pienamente centrato lo spirito dell'alternanza scuola-lavoro. Nelle aziende agricole ad indirizzo zootecnico gli studenti hanno lavorato nell'attività casearia, toccando con mano le fasi di produzione che dal latte portano al formaggio. Nei rifugi agrituristici hanno collaborato alla somministrazione dei pasti e all'organizzazione di attività per i bambini.

La sindaca di Viù
Nelle Unioni Montane hanno svolto soprattutto attività burocratiche, ma hanno anche collaborato con i guardiaparco per pulire i sentieri ed effettuare i necessari controlli. Gli studenti hanno soprattutto lavorato a Lanzo, Balangero, Avigliana, Bussoleno e Chianocco. Nel parco Orsiera Rocciavrè hanno seguito il censimento del capriolo. E si sono spinti fino in Val D'Aosta e in provincia di Trento per seguire la produzione di alimenti, la caseificazione e la fienagione.

Ma questi studenti cosa faranno in futuro? Intanto hanno visto e sperimentato il mondo del lavoro ed hanno elementi in più per decidere sul loro futuro. Ci sarà chi resterà a lavorare sul territorio e chi andrà via, magari per lavorare in tutt'altro settore.

C'è chi pensa che agli studenti in alternanza scuola-lavoro vengano affidate solo mansioni di basso profilo. Le esperienze raccontate in diretta dicono tutt'altro. Agli studenti sono state affidate attività di controllo sugli infestanti, di organizzazione nell'ambito della Fiera della Toma, di studio per i riportare i terreni alla produttività originaria. 

Ma una delle attività più importanti alle quali gli studenti hanno collaborato è senz'altro l'ASFO, Associazione Fondiaria della Piana di Usseglio, nata sulla base di una legge approvata pochissimi mesi fa. Perché si fa un'associazione fondiaria? Per questi motivi:
- reintegro del pascolo;
- mantenimento del paesaggio;
- sistemazione idraulica post-alluvione;
- reintegro di orti.
L'apporto dei cittadini è stato essenziale: sono loro che hanno ceduto alcuni terreni all'ASFO. E così si è potuto bonificare il terreno, al fine di reintrodurre la flora utile per il pascolo bovino, ovino e caprino.
Presentazione de "L'appetito vien cercando"

La piana di Usseglio è stata suddivisa in aree; tali aree sono state misurate e si è calcolato quanti capi potessero ospitare e per quanto tempo. Ciò è servito per stimare il rendimento economico del progetto, ovvero per capire quali proventi possano essere destinati a coloro che hanno ceduto i terreni.

Anche la sezione alberghiera dell'Istituto Albert ha realizzato molti progetti di alternanza scuola-lavoro, come corsi di degustazione dell'olio, del formaggio, del vino e corsi di cucina innovativa. Ma il fiore all'occhiello è stato sicuramente "Food Detector", un progetto per raccogliere informazioni sui prodotti, su chi li produce, chi li lavora e chi li vende. Gli studenti hanno prima di tutto imparato a fotografare i piatti e a descriverli in poche righe, ma in modo accattivante. Hanno sviluppato competenze informatiche, social e di comunicazione.

Hanno messo tutti i dati in una piattaforma online denominata "L'appetito vien cercando", collaborando con "Ouverture", impresa sociale.

Due passi con gli occhi al cielo
La piattaforma in questione (che diventerà un'app) copre tutta la filiera lavorando in verticale. E' una vetrina per chi produce, per chi vende e per chi trasforma. Serve ai turisti che arrivano nella zona e vogliono gustare - in modo mirato - i prodotti della tradizione locale. Insomma, la montagna richiede sempre più innovazione, socializzazione e lavoro. E i risultati ci sono.

Walter Caputo
Cofondatore di "Cibo al microscopio"
Science writer per Gravità Zero
Relatore al CNMP 2018

domenica 5 novembre 2017

"LA PIZZA AL MICROSCOPIO" FINALISTA AL PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2017

Sono da poco terminate le valutazioni delle opere presentate all'edizione 2017 del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica. Si tratta della Quinta Edizione, divisa in tre sezioni (libri, articoli e blog) e in cinque aree scientifiche.

Riportiamo qui di seguito l’elenco dei libri (7 per ciascuna area scientifica o più, in caso di opere a pari merito) che accedono alla fase finale del Premio. Sarà ora il comitato scientifico del Premio, presieduto da Giorgio De Rita, in base ai giudizi espressi dalle giurie, ad individuare gli autori che si contenderanno i premi finali nel corso della finalissima del prossimo 14 dicembre a Roma.

Intanto, comunichiamo ai lettori di "Cibo al microscopio" che, fra i 10 finalisti dell'area scientifica "Scienze matematiche, fisiche e naturali" c'è anche "La pizza al microscopio". E' quindi ora ancora più chiaro che non si tratta di un libro per imparare a fare la pizza, ma di un'opera di divulgazione scientifica, il cui fine è trasmettere i fondamenti della scienza ai non addetti ai lavori.

La finalissima e la cerimonia di premiazione si terranno il 14 dicembre 2017 a Roma, nella sala convegni del CNR (Piazzale Aldo Moro 7, ore 15,00), di fronte al comitato scientifico del Premio e ad una nutrita giuria di sala che esprimeranno in diretta il proprio giudizio con il sistema del televoter, decretando i vincitori nelle diverse aree scientifiche.

Ecco i 10 finalisti nell'area "Scienze matematiche fisiche e naturali":

- Alfonso Lucifredi - "Alla scoperta della vita. Le grandi rivoluzioni delle scienze naturali" - Hoepli, 2017.
- Luca De Biase, Telmo Pievani - "Come saremo" - Codice Edizioni, 2017.
- Amedeo Balbi - "Dove sono tutti quanti? Un viaggio tra stelle e pianeti alla ricerca della vita" - Rizzoli, 2016.
- Giovanni Vittorio Pallottino - "Il Caso e la Probabilità" - Edizioni, Dedalo, 2017.
- Andrea Cimatti - "L’Universo oscuro. Viaggio astronomico tra i misteri del cosmo" - Carocci, 2017.
- Walter Caputo, Luigina Pugno - "La pizza al microscopio. Storia, fisica e chimica di uno dei piatti più amati e diffusi al mondo" - Gribaudo, 2016.
- Renato Bruni - "Le piante son brutte bestie" - Codice Edizioni, 2017.
- Vincenzo Palermo - "Newton, la mela e Dio" - Hoepli, 2016.
- Giovanni Caprara - "Rosso Marte" - Utet, 2016.
- Gianfranco Pacchioni - "Scienza, quo vadis?" - Il Mulino, 2017.

Fra i finalisti che rientrano nelle altre aree scientifiche segnaliamo i libri su cui io e Luigina Pugno - autori e cofondatori di questo blog - abbiamo scritto (cliccando sul titolo raggiungerete la nostra recensione):

Giovanni Maga - "Batteri Spazzini e Virus che Curano: come le biotecnologie riscrivono la vita" - Zanichelli, 2016.

Stefano Bertacchi - "Geneticamente modificati. Viaggio nel mondo delle biotecnologie" - Hoepli, 2017.

Telmo Pievani - "Sulle tracce degli antenati" - Editoriale Scienza, 2016.

Walter Caputo
Cofondatore del blog "Cibo al microscopio"
Coautore del libro "La pizza al microscopio"
Relatore al CNMP 2018: Secondo Congresso Nazionale di Medicina e Pseudoscienza
Science writer per Gravità Zero